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Luca Saltalamacchia

Il Giudizio Universale

Por Luca Saltalamacchia

Giudizio Universale è il nome della campagna lanciata per preparare l’avvio del primo contenzioso climatico contro lo Stato Italiano, che doveva essere presentato nel 2020 e che a causa della pandemia in atto è stato riprogrammato per la primavera del 2021.

Perché fare causa allo Stato italiano?

A causa della conformazione del suo territorio e della sua posizione, l’Italia è esposta più di altri paesi alle conseguenze del cambiamento climatico. La predisposizione a subire conseguenze più gravi è il sintomo di una specifica vulnerabilità.

Richiamando quanto dichiarato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) nel suo Assessment Report 5, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, ente pubblico di ricerca che svolge funzioni tecniche e scientifiche a supporto di alcuni Ministeri) in un documento del 2014 ha dichiarato che:

L’interferenza umana con il sistema climatico è in atto ed i cambiamenti climatici pongono rischi per i sistemi umani e naturali. Nei decenni recenti, i cambiamenti del clima hanno causato impatti nei sistemi naturali e umani su tutti i continenti e sugli oceani, producendo conseguenze sugli ecosistemi, sulle risorse idriche, sulla salute umana, sull’agricoltura e dimostrando come tali sistemi siano sensibili alle variazioni climatiche”, precisando che tra “le regioni europee particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici” vi è “il bacino del Mediterraneo”.

Nel report “Gli indicatori del clima in Italia nel 2019” pubblicato nel luglio 2020 l’ISPRA ha rilevato che la situazione a livello nazionale relativa all’incremento delle temperature è ben più grave di quella riscontrata a livello globale. Il 2019 è stato infatti il XXIII anno consecutivo in cui è presente un’anomalia positiva di temperatura rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990. Secondo l’ISPRA, se si prendono come riferimento i dati relativi al 2018, l’aumento di temperatura rispetto al periodo 1880-1909 è pari circa a +2,5° C rispetto all’era preindustriale, quindi più del doppio del valore medio globale.

Photo by Markus Spiske on Unsplash

L’Italia è dunque un paese dove il fenomeno del riscaldamento globale si manifesta in misura più intensa rispetto alla media globale, producendo impatti gravissimi, quali ad esempio eventi climatici estremi, inondazioni, desertificazione ed erosione delle coste dovuto all’innalzamento dei mari.

Questa problematica è, in particolare, molto grave in quanto l’Italia è una penisola composta da circa 7500 km di litorale, di cui il 47% è rappresentato da coste alte e/o rocciose e il 53% da spiagge; di queste ultime il 42% circa è attualmente in erosione secondo i dati del Ministero dell’Ambiente. Il totale delle coste a rischio è pari a circa 4500 km2.

Di fronte a questo fenomeno in atto cosa ha fatto e cosa sta facendo lo Stato italiano?

Molto poco. L’Italia è un paese industrializzato; ha sottoscritto la Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) del 1992 e l’Accordo di Parigi del 2015, dai quali si evince l’esistenza di una obbligazione a carico degli Stati di contrastare l’incremento delle temperature puntando a stabilizzare il sistema climatico mantenendo le temperature rispetto all’era preindustriale “ben al di sotto” di +2° C, preferibilmente entro +1,5° C.

Come fare per centrare questo target non viene specificato nelle convenzioni internazionali, ma emerge dai documenti della comunità scientifica, primi fra tutti quelli elaborati dall’IPCC, che oramai da oltre un decennio ha reso nota la necessità di contenere la concentrazione dei gas ad effetto serra (i gas cd. climalteranti) in atmosfera contenendo i livelli di emissione, precisando che ciascuno Stato – ed in particolar modo quelli industrializzati – dovrebbero attivarsi in tal senso.

In mancanza, le conseguenze dei cambiamenti climatici si tradurranno in una serie massiccia di eventi che travolgeranno i diritti fondamentali della popolazione impattata, quali il diritto alla vita, alla salute, all’ambiente salubre, al cibo ed all’acqua, alla casa e tanti altri.

Lo Stato italiano dunque:

  • è ben consapevole della gravità degli impatti del cambiamento climatico;
  • è ben consapevole del fatto che il fenomeno minaccia il pieno godimento dei diritti umani;
  • ha stipulato e ratificato tutti gli accordi internazionali sul clima;
  • ha votato a favore di tutte le risoluzioni discusse in seno alle Conferenze delle Parti (COP);
  • ha sottoscritto ed accettato tutti i report dell’IPCC.

Ma poi all’atto pratico non ha tagliato le emissioni secondo quanto avrebbe dovuto in ottemperanza al principio delle responsabilità comuni ma differenziate in materia di contrasto al cambiamento climatico, arrivando a tagliare nel 2020 le proprie emissioni climalteranti rispetto al 1990 di una quota inferiore al 20%.

Già nel 2007 l’IPCC nel suo Assesment Report 4 avvertì che per centrare il target del contenimento dell’aumento delle temperature entro +2° C, il livello di emissioni totale di gas serra da parte dei paesi industrializzati avrebbe dovuto essere inferiore rispetto ai valori del 1990 del 25-40% entro il 2020.

Photo by Markus Spiske on Unsplash

Dunque, gli sforzi compiuti non sono sufficienti nemmeno per centrare il target – oramai abbandonato da un decennio – di contenimento delle temperature entro +2° C.

Di qui la responsabilità dello Stato italiano.

Il giudizio non avrà natura risarcitoria, ma avrà ad oggetto il contenimento dei livelli emissivi, sulla scia di quanto accaduto in Olanda con il caso Urgenda.

Luca Saltalamacchia

He is a civil lawyer, admitted to practice before the Supreme Court. He deals with civil law, as well as with environmental and human rights protection. He has a Master degree in “the Protection of Human Rights”.He has followed together with environmental associations some cases of human rights violations perpetrated by Italian multinationals against local populations due to projects that have a strong environmental impact. In May 2017, he introduced on behalf of the Nigerian community of Ikebiri the first litigation case in Italy against a parent company (ENI) for environmental devastation committed by one of its subsidiaries (NAOC) abroad. The trial was concluded with an out of Court settlement. Since 2018 he has been working on the first climate dispute against the Italian State for the inefficiency of its climate policies, launching the “Last Judgment” together with the NGO A Sud. He also deals with forest protection from deforestation and with the contrast of the implementation of the 5G technology. More information at: www.studiolegalesaltalamacchia.it